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Regolamento intelligenza artificiale: cosa devi dichiarare sul tuo sito (e cosa no)

Regolamento intelligenza artificiale: una peonia vera accanto a una di carta, con il cartellino che la dichiara

Se in questi giorni cerchi su internet cosa comporta il nuovo regolamento europeo, trovi quasi sempre la stessa frase: dal 2 agosto, se pubblichi un’immagine fatta con l’intelligenza artificiale, devi dichiararlo. Spesso accanto c’è anche la cifra della sanzione, che fa una certa impressione.

La data è giusta, e il regolamento esiste davvero. Solo che l’obbligo di marcare i contenuti generati non ricade su chi li pubblica: ricade su chi fabbrica gli strumenti che li generano. A chi ha un sito il regolamento sull’intelligenza artificiale chiede qualcosa di più stretto e di più preciso, e parecchie delle immagini che girano non ci rientrano.

Sono andata a leggermi il testo invece dei riassunti, perché la riga che ho messo nel footer del mio sito volevo essere in grado di giustificarla.

Cosa dice il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale

È il regolamento europeo 2024/1689, quello che quasi tutti chiamano AI Act. Stabilisce regole comuni per chi produce e per chi usa sistemi di intelligenza artificiale in Europa, e li ordina per rischio: più il rischio è alto, più obblighi ci sono.

È entrato in vigore il 1° agosto 2024, ma si applica un pezzo alla volta. Dal 2 agosto 2026 vale la parte grossa, e lì dentro c’è il capitolo che tocca chiunque abbia un sito, cioè gli obblighi di trasparenza.

Su questo punto ho trovato molta confusione, e in parte si capisce perché. Nel frattempo l’Europa ha approvato un pacchetto di semplificazione che ha spostato in avanti diverse scadenze, e in giro si è letto che fosse slittato tutto. Gli obblighi di trasparenza non sono stati toccati: quelli sono partiti il 2 agosto. L’unica cosa rinviata, al 2 dicembre 2026, è la marcatura tecnica dei contenuti per i sistemi già sul mercato, e riguarda le aziende che quei sistemi li costruiscono.

In Italia poi c’è una legge nostra, la 132 del 2025, e i decreti che la mettono in pratica sono ancora in Parlamento: su quel fronte qualcosa si muoverà.

Chi ha l’obbligo: chi costruisce l’intelligenza artificiale e chi la usa

Questa distinzione nella maggior parte degli articoli che ho letto non c’era, e senza di lei il resto non si capisce.

Il regolamento tiene separate due figure. Da una parte chi il sistema lo fornisce, cioè le aziende che costruiscono gli strumenti con cui si generano immagini e testi. Dall’altra chi il sistema lo usa: tu che apri il programma, scrivi cosa ti serve e pubblichi il risultato sul tuo sito.

Chi seiCosa ti chiede il regolamento
Costruisci lo strumento (fornitore)Marcare quello che il sistema produce, in un formato che le macchine riconoscano come generato artificialmente
Usi lo strumento e pubblichi (utilizzatore)Dichiarare i contenuti che imitano la realtà in modo credibile, e certi testi pubblicati per informare il pubblico

L’obbligo di cui parlano quasi tutti, quello di marcare le immagini, sta nella prima riga della tabella, cioè dalla parte di chi lo strumento lo costruisce.

Cosa devi dichiarare sul tuo sito

Il primo caso riguarda i contenuti che imitano la realtà: immagini, audio o video che somigliano a persone, luoghi o fatti veri al punto che qualcuno potrebbe scambiarli per autentici. La legge li chiama deep fake, che è una parola che fa pensare ai video dei politici, ma la definizione è più larga di così. Una fotografia realistica di uno studio che non esiste, messa lì come se fosse il tuo, ci sta dentro in pieno.

Poi ci sono i testi, ma solo quelli pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. E qui c’è un’eccezione scritta nero su bianco: se il testo è stato riletto da una persona e c’è qualcuno che si assume la responsabilità di pubblicarlo, l’obbligo non si applica. Che poi è quello che succede ogni volta che qualcuno scrive sul serio.

L’ultimo caso con le immagini non c’entra, ma vale la pena dirlo perché sui siti sta diventando comune: se hai un assistente automatico che risponde alle domande, chi ci parla deve poter capire che sta parlando con una macchina. A meno che non sia già evidente da sé, ovviamente.

E cosa invece non sei obbligata a dichiarare

Le illustrazioni nel tuo stile, i fondi, le texture, le forme astratte: tutta la parte che negli altri articoli chiamo brand identity esempi. Non somigliano a niente di reale, quindi nessuno rischia di scambiarle per una fotografia. Lo stesso vale per i ritocchi normali, quelli che il regolamento chiama funzioni di editing standard: se raddrizzi una foto o le sistemi la luce con uno strumento che lavora in automatico, non stai generando niente.

Detto questo, non voglio darti la certezza al contrario, perché non ce l’ho nemmeno io. Il confine fra un’illustrazione dichiaratamente stilizzata e un’immagine che potrebbe passare per vera non è una linea netta, e queste sono le prime settimane in cui la norma si applica sul serio. Una prassi a cui guardare non si è ancora formata, quindi in questi giorni chiunque ti dia una risposta secca, in un senso o nell’altro, sta correndo un po’ più di quello che si sa.

Con quella premessa, questi sono i casi che si incontrano più spesso su un sito di una libera professionista:

Cosa hai sul sitoVa dichiarato?
Un’illustrazione nel tuo stile, fatta con strumenti di AIQuasi certamente no: nessuno la scambia per una fotografia
Una fotografia realistica di un luogo o di una persona che non esistonoSì, è il caso a cui la norma guarda per davvero
Un tuo ritratto vero, sistemato con i ritocchi automaticiNo: sono le funzioni di editing standard
Un articolo scritto con l’AI, che però hai riletto e di cui rispondi tuNo, l’eccezione è scritta nella norma
Un assistente automatico che risponde a chi ti scriveSì: chi ci parla deve capire che è una macchina

Perché io l’ho scritta lo stesso

Nel footer del mio sito, due giorni dopo che l’obbligo è partito, ho messo una riga che dice che alcune immagini sono rappresentazioni digitali create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale. L’ho messa lì e non altrove per una ragione pratica: il footer è l’unica parte che si legge da qualunque pagina e da qualunque articolo del blog: quella frase copre tutto il sito senza che io debba ripeterla in venti posti diversi.

Adesso che ho letto il testo so che probabilmente non ero obbligata a metterla, ma la riscriverei lo stesso. In questo momento c’è molta confusione, e le normative sono sempre un po’ interpretabili: nel dubbio preferisco tutelarmi. C’è anche un motivo che con la legge non c’entra: mi sembra una cosa giusta da dire comunque. Chi arriva sul mio sito guarda immagini che ho costruito con degli strumenti, non fotografie di un posto che esiste, e saperlo cambia il modo in cui le legge.

In fondo è una decisione che somiglia a tutte le altre che si prendono durante la creazione siti web: anche le immagini fanno parte del brand identity significato, cioè di come ti presenti e di cosa dici di essere, e dire da dove arrivano non toglie niente.

In pratica, da dove si comincia

Non correrei a incollare una dicitura da qualche parte. Quello che il regolamento sull’intelligenza artificiale chiede a chi ha un sito è molto più circoscritto di quanto sembri, quindi la prima cosa utile è più noiosa: rileggersi il sito con calma e andare a vedere quali immagini sono state generate, quali no, e cosa raccontano di te. È lo stesso sguardo con cui si fa un check up sito web, e capita spesso che salti fuori molto più di una dicitura mancante. Se poi decidi di scriverla, il footer copre più pagine con meno fatica.

Su questa materia le cose si muovono in fretta. Se ti va di ricevere gli aggiornamenti che riguardano davvero chi ha un sito, senza i toni da allarme, te li mando con Il Ventaglio, due volte al mese.

Domande frequenti

Qual è la normativa europea che regola l’intelligenza artificiale? È il regolamento europeo 2024/1689, conosciuto come AI Act. È la prima legge al mondo che regola in modo organico l’intelligenza artificiale, e si applica a chi produce e a chi usa questi sistemi all’interno dell’Unione europea.

Quando entra in vigore il regolamento AI? È entrato in vigore il 1° agosto 2024, con applicazione scaglionata. I divieti sulle pratiche proibite valgono da febbraio 2025, le regole sui modelli generali da agosto 2025, e dal 2 agosto 2026 si applica la maggior parte delle norme restanti, compresi gli obblighi di trasparenza.

Qual è l’obbligo principale del regolamento dell’Unione europea sull’intelligenza artificiale? Non ce n’è uno solo: gli obblighi cambiano in base al rischio del sistema e al ruolo di chi lo usa. Per chi ha un sito quello che conta è la trasparenza, cioè far capire alle persone quando stanno guardando un contenuto generato artificialmente o parlando con una macchina.

Quali sono le pratiche vietate dal regolamento sull’AI? Sono i sistemi considerati a rischio inaccettabile: fra gli altri, quelli che manipolano il comportamento delle persone sfruttandone le fragilità, quelli che assegnano un punteggio sociale ai cittadini e alcuni usi del riconoscimento biometrico. Il divieto vale da febbraio 2025.

Qual è la normativa italiana sull’intelligenza artificiale? La legge 132 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, che affianca il regolamento europeo e introduce fra l’altro un obbligo informativo verso i clienti per chi esercita una professione intellettuale. I decreti che la rendono operativa sono stati approvati in via preliminare a giugno 2026 e sono ancora in esame in Parlamento.

ChatGPT è legale in Italia? Sì. Il regolamento non vieta gli strumenti di intelligenza artificiale generativa: stabilisce regole su come vanno costruiti e su cosa va dichiarato quando si pubblica quello che producono.

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Irene Di Pascale

Irene Di Pascale

Brand & web designer

Disegno brand e siti per libere professioniste che vogliono farsi trovare senza vivere sui social. Lavoro col Metodo Ampolla™: ascolto, essenza, struttura, presenza.

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