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Categorie blog: a cosa servono davvero (e perché i tag quasi sempre no)

Categorie blog: quattro rocchetti di spago allineati su una mensola e, accanto, un mucchio di gomitoli sparsi

Una persona ti trova su Google, legge il tuo articolo fino in fondo e le piace. A quel punto va a vedere se hai scritto altro su quell’argomento, e quello che le capita davanti sono le categorie blog.

Le categorie di un blog sono le sezioni in cui gli articoli vengono raggruppati per argomento, e lavorano per due lettori insieme: chi vuole approfondire, e il motore di ricerca che prova a capire di cosa ti occupi. Crearle richiede pochi minuti; deciderle è un’altra faccenda, ed è il passaggio che di solito salta.

Cosa promette una categoria a chi arriva sul blog

Il nome di una categoria è una promessa impegnativa: dice «di questo qui dentro ce n’è». Se una persona ci clicca e trova due articoli, uno del 2022, la delusione non riguarda tanto quella pagina quanto te.

Le categorie poi non le legge solo chi arriva: le legge anche Google, fra le tante indicazioni che usa per capire su cosa hai qualcosa da dire. Un blog con quattro sezioni piene racconta una specializzazione; lo stesso blog spezzato in dodici sezioni da un articolo e mezzo racconta una che scrive di tutto un po’.

Qual è la differenza tra tag e categorie in WordPress?

Le categorie sono la struttura: poche, decise, e ogni articolo ne ha una. I tag sono le parole trasversali, che attraversano più categorie e mettono in relazione articoli di sezioni diverse.

Sulla carta è una distinzione limpida. Nella pratica i tag finiscono quasi sempre per ripetere le categorie con parole leggermente diverse, e quando succede non ottieni due modi di navigare: ottieni due elenchi che dicono la stessa cosa, più delle pagine di archivio semivuote che nessuno visiterà mai (ma che esistono, e Google le trova).

Il mio blog vecchio, in numeri

Su questo non parlo per teoria: il blog cresciuto senza un ordine ce l’ho avuto io. Sul sito precedente avevo 25 articoli, 6 categorie e 9 tag, distribuiti così:

CategoriaArticoli
Sito web & Landing page16
Brand identity4
WordPress4
Visione & Metodo1
Blog0
Marketing0

Due categorie create e mai riempite, una da un articolo solo, e una che si chiamava «Blog» dentro un blog. Più un tag, sito web professionale, appiccicato a 13 articoli, che diceva la stessa cosa della categoria da 16.

Non ci sono arrivata per distrazione, né perché quegli articoli fossero scritti male (alcuni mi piacciono ancora). Ci sono arrivata come ci arrivano quasi tutti, un pezzo per volta: scrivi, ti accorgi che non rientra da nessuna parte, apri una casella nuova, vai avanti. Nessuno decide di ritrovarsi con due categorie vuote, ci si ritrova e basta.

Quegli articoli, per inciso, non si sono mai posizionati, per una ragione più a monte: erano stati scritti senza uno studio delle parole con cui la gente cerca. Poi mi sono formata sulla SEO, e oggi li sto riscrivendo.

I tag del blog: perché sul sito nuovo ho deciso di non averne

Sul sito che sto costruendo adesso ho quattro categorie, tutte piene, e zero tag. Non me li sono dimenticati: ho guardato con calma cosa avevano combinato i nove tag del blog vecchio, e ho deciso di lasciarli fuori.

Quei nove, per capirci, erano: sito web professionale (13 articoli), strategia brand (11), web design (8), identità visiva e wordpress consapevole (5 ciascuno), personal branding (4), content marketing e landing page professionale (2), e uno che non ne aveva nemmeno uno. Messi in fila si vede il difetto: non erano argomenti trasversali, erano le stesse cose delle categorie dette con altre parole.

Un tag ha senso quando esiste un argomento vero che taglia di traverso le tue sezioni e che qualcuno vorrebbe seguire per conto suo. Se non ce l’hai, i tag del blog diventano un’abitudine: se ne aggiunge uno perché la casella è lì, e dopo trenta articoli ti ritrovi con quaranta etichette usate una volta ciascuna. Con quattro categorie che coprono tutto quello che scrivo, per ora un secondo modo di navigare non mi serve.

Le tassonomie WordPress cambiano cose diverse per chi legge e per Google

«Tassonomie WordPress» è il nome tecnico di tutto questo, categorie blog e tag insieme. Che si possano sistemare con questa cura è una delle ragioni per cui uso questa piattaforma, e ne ho scritto in perché scegliere WordPress. Vale la pena tenerle distinte, perché l’effetto non è lo stesso:

Come sta messo il blogPer chi leggePer Google
3-5 categorie, tutte con più articoliCapisce subito di cosa ti occupi e trova il restoPagine di archivio con contenuto vero, coerenti fra loro
10 e più categorie quasi vuoteClicca, trova poco, se ne vaMolte pagine sottili che valgono poco, e un tema poco riconoscibile
Tag che ripetono le categorieDue elenchi che portano quasi sempre agli stessi articoliPagine che si somigliano troppo e finiscono per farsi concorrenza
Nessuna categoria, tutto in «Senza categoria»Può solo scorrere in ordine di dataNessun segnale su cosa tratti

Le pagine di categoria si posizionano, e su un e-commerce sono spesso quelle che portano più traffico di tutte. Su un blog di servizi pesano meno, ma la direzione è la stessa: una categoria con cinque articoli veri dentro è una pagina che Google può leggere, dieci quasi vuote sono dieci pagine che non dicono niente. Servono anche a togliere attrito, ed è lo stesso motivo per cui contano le differenze tra blog e sito.

Quando conviene rimettere mano a un blog già cresciuto

La domanda che arriva di solito a questo punto è se valga la pena sistemare un blog che ha già i suoi anni. Dipende quasi solo da quanti articoli ci sono: sotto la ventina si ragiona a mente, sopra conviene guardarli tutti insieme, perché ogni categoria che si sposta lascia dietro un indirizzo che qualcuno potrebbe aver salvato.

La parte delicata comunque non è quella tecnica: è decidere quali sono davvero i tuoi tre o quattro argomenti, che somiglia più a una domanda su cosa vuoi che la gente venga a cercare da te. Io ci ho messo settimane, e ho scartato più di un terzo di quello che avevo scritto.

Se il tuo blog somiglia a una di quelle righe, è il tipo di cosa che si vede da un check up sito web. Se invece lo devi ancora aprire, conviene decidere le sezioni insieme alle parole: è il criterio con cui lavoro alla realizzazione siti seo, e da lì cambia anche come trovare clienti online.

Se leggendo ti è venuto in mente il tuo pannello di WordPress, guarda quante categorie hanno meno di tre articoli. Ci vogliono dieci secondi.

Domande frequenti

Cosa sono le categorie in WordPress? Sono le sezioni tematiche in cui WordPress raggruppa gli articoli del blog. Ogni articolo ne ha almeno una, e ciascuna categoria ha una sua pagina di archivio che raccoglie tutti i pezzi che le appartengono.

Qual è la differenza tra categorie e tag in WordPress? Le categorie sono la struttura portante: poche, gerarchiche (possono avere sottocategorie), e obbligatorie. I tag sono etichette libere e trasversali, senza gerarchia, che collegano articoli di sezioni diverse. In pratica: la categoria dice dove sta un articolo, il tag dice cos’altro tocca.

Come si creano categorie in WordPress? Dal pannello, in pochi clic, ed è la parte che non ti darà nessun problema. La difficoltà sta prima: capire quali categorie ti servono davvero e quante ne reggi nel tempo. Quella è una scelta editoriale più che un’operazione di WordPress, e vale la pena prendersela con calma, perché cambiarla dopo costa parecchio.

Qual è la struttura di un blog? Di solito una pagina indice che raccoglie gli articoli più recenti, le pagine di archivio delle categorie, e le pagine dei singoli articoli. Le categorie sono lo strato di mezzo, quello che permette di navigare per argomento invece che per data.

Come si organizza un blog? Partendo dagli argomenti su cui vuoi essere trovata, non dagli articoli che hai già scritto. Le sezioni nascono dalle domande che si fa chi ti cerca: se le decidi in questo ordine restano stabili per anni, se le decidi a posteriori le rimaneggi di continuo.

Differenza tag e hashtag? Sono due cose diverse che si somigliano solo nel nome. Il tag di WordPress vive dentro il tuo sito e crea una pagina di archivio che resta tua. L’hashtag vive dentro un social, serve a farti trovare lì dentro, e sparisce con il post. Uno lavora nel tempo sul tuo spazio, l’altro lavora per qualche ora su uno spazio di qualcun altro.

Cosa sono i tag esempi? Sul blog di una libera professionista, esempi di tag sensati sono parole che attraversano più categorie: un tag che raccoglie tutti i pezzi legati a un certo strumento, o a un momento preciso del lavoro con una cliente. Se il tag che stai per creare descrive la stessa cosa della categoria in cui l’articolo si trova già, quasi sempre è un tag che non serve.

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Irene Di Pascale

Irene Di Pascale

Brand & web designer

Disegno brand e siti per libere professioniste che vogliono farsi trovare senza vivere sui social. Lavoro col Metodo Ampolla™: ascolto, essenza, struttura, presenza.

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