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Posizionare il sito su Google: la parola sbagliata che nessuno cerca

Posizionare sito su Google: una chiave semplice infilata nella serratura di una cassetta di legno chiaro, e una chiave decorata lasciata fuori sul tavolo

Da fine settembre faccio un po’ di pubblicità su Google. Ogni mattina leggo l’elenco delle ricerche con cui le persone hanno trovato i miei annunci. Il servizio con cui analizzo un sito che non porta contatti si chiama Check-up del sito. Chi ci ha cliccato sopra, però, aveva scritto «verifica sito», oppure «verifica sito web».

Posizionare un sito su Google vuol dire fare in modo che le sue pagine compaiano fra i risultati quando qualcuno cerca, con le sue parole, quello che fai tu.

Le parole di chi cerca e quelle di chi offre un servizio di solito non coincidono. Un sito scritto solo con le seconde fa più fatica a comparire quando qualcuno usa le prime.

Google le ha considerate vicine alle mie e ha mostrato l’annuncio. A me interessa un’altra cosa: con quali parole comincia a cercare chi ha bisogno di quello che faccio.

Cosa vuol dire posizionamento su Google, detto semplice

Quando qualcuno scrive una ricerca, Google mette in fila le pagine che secondo lui rispondono meglio a quella richiesta. Il posizionamento è il posto che una tua pagina occupa in quella fila.

Quel posto cambia da una ricerca all’altra. Per questo il posizionamento del sito web su Google si costruisce pagina per pagina, sulle ricerche per cui ciascuna è pensata.

Google oggi capisce bene i sinonimi. Nella pagina in cui spiega come funziona la Ricerca, scrive che trova pagine pertinenti «anche se non contengono le parole esatte che hai usato». Subito dopo aggiunge che, se una pagina contiene le stesse parole della ricerca, nei titoli o nel testo, è più probabile che sia pertinente.

Se hai scelto di non affidare il tuo lavoro ai social, tutto questo pesa ancora di più. Su Google una persona che non ti conosce ti incontra spesso per la prima volta, e ci arriva scrivendo le parole sue.

Le parole del tuo mestiere e quelle di chi ti cerca

La guida SEO per principianti di Google lo dice in modo semplice: chi conosce bene un argomento usa nelle ricerche parole diverse da chi è alle prime armi. (La SEO è il lavoro che serve a farsi trovare sui motori di ricerca.) Chi fa un mestiere da anni, quando ne scrive, usa per forza le parole di chi lo conosce bene.

Mi è capitato con una nutrizionista. Il suo sito parlava di anamnesi alimentare, ricomposizione corporea, flessibilità metabolica, con qualche sigla qua e là. Erano parole esatte per il suo lavoro.

Chi ha bisogno di una nutrizionista, invece, scrive «nutrizionista» e il nome della sua città. Oppure «dieta per sgonfiare la pancia», «come accelerare il metabolismo».

Qualche caso visto da me, compresi i miei:

Chi scriveCome lo chiamaCome lo cerca chi ne ha bisogno
Una nutrizionistaanamnesi alimentare, ricomposizione corporeanutrizionista più la città, dieta per sgonfiare la pancia
Io, per l’analisi di un sitoCheck-up del sitoverifica sito, verifica sito web
Io, per l’identità visivacreazione visual e brand identityquanto costa farsi fare un logo da un grafico

E se chi cerca usa proprio le mie parole?

Allora a volte cerca un’altra cosa, e lo vedo nello stesso elenco.

Chi scrive «brand identity generator» vuole uno strumento che gliela faccia da sé. Chi scrive «sito con ia» vuole costruirselo con l’intelligenza artificiale. Sono persone che vogliono fare da sole, e quelle ricerche le escludo.

Per lo stesso motivo, quando scelgo le parole di un sito, guardo chi c’è dietro una ricerca, oltre a quante volte viene fatta.

Cosa cambia quando la domanda la fanno a un’intelligenza artificiale?

Cambia che le persone scrivono domande più lunghe, con parole ancora più loro. E la risposta la scrive l’intelligenza artificiale, con pezzi di pagine diverse.

Google stesso ha scritto che, da quando ci sono le risposte generate dall’intelligenza artificiale, le persone fanno domande più lunghe e più complesse. Presentando la sua modalità AI ha spiegato anche come risponde: divide la domanda in sottotemi, e per ciascuno lancia una ricerca.

Il lavoro per comparire dentro quelle risposte si chiama GEO, dall’inglese generative engine optimization. Parte dallo stesso punto della SEO: le domande di chi cerca, con le sue parole.

A inizio ottobre ho fatto una prova. Ho chiesto a un’intelligenza artificiale una web designer per libere professioniste. Il primo elenco aveva tre nomi di colleghe, ognuno con accanto la fonte: il suo sito. Il mio nome non c’era. Quando le ho chiesto di me, invece, mi ha descritta bene e con i link: dove lavoro, per chi, con quale metodo.

Il mio sito era online da tre settimane. Per quella domanda l’intelligenza artificiale ha scelto i siti che rispondevano meglio a quelle parole. A metà novembre rifaccio la prova.

In una pagina, questi strumenti prendono più volentieri:

  • una risposta chiara nelle prime righe di una sezione, che si regga anche letta da sola;
  • titoli di sezione veri, che dicono cosa c’è sotto;
  • le domande che vengono subito dopo quella principale, con la loro risposta;
  • un sito che dica con chiarezza cosa fai e per chi: è da lì che un’intelligenza artificiale prende quello che racconta di te.

Quando ho cambiato i nomi dei miei servizi

Fino a luglio i miei servizi avevano nomi miei. Dentro il rebranding dello studio, che ho raccontato nell’articolo sul rebranding aziendale, quei nomi hanno smesso di avere senso. Li ho cambiati con nomi che dicono cosa sono:

  • Assaggio è diventato Call conoscitiva gratuita;
  • Distilla è diventato Check-up del sito;
  • Custodia è diventato Sito vetrina;
  • Richiamo è diventato Sito SEO;
  • Vetro è diventato Landing page.

Le ragioni erano due. Le mie clienti capiscono subito di cosa si parla, senza imparare un vocabolario nuovo. E chi cerca su Google trova le parole che scriverebbe lei: «Distilla» non lo avrebbe digitato nessuna persona che volesse far guardare il proprio sito.

Come posizionare un sito su Google partendo dalle parole di chi cerca?

Si parte dalle ricerche di chi ha bisogno di te, e le pagine si costruiscono attorno a quelle. A volte sono pagine del sito, a volte articoli: dipende dalla ricerca. Ne ho parlato raccontando le differenze tra blog e sito.

Prima di cambiare qualcosa, conviene capire se il problema è davvero questo. Due segnali si vedono anche senza essere del mestiere:

  • Search Console, lo strumento gratuito di Google che mostra con quali ricerche il tuo sito compare. Se nell’elenco ci sono quasi soltanto il tuo nome e quello del tuo studio, ti trova chi ti conosce già.
  • I contatti che ricevi. Ripensa a quante persone ti hanno trovata cercando quello che fai, e quante cercando il tuo nome.

Scegliere quali parole usare e su quali pagine, per migliorare la posizione del sito su Google, è un lavoro di ricerca e di scelta. È quello da cui comincia la realizzazione di siti SEO, prima ancora della grafica. Se il sito ce l’hai già, il check up del sito web serve a capire da dove cominciare.

Sulla pagina del mio check-up, oggi, «check up» compare dal titolo fino alle domande frequenti. «Verifica», la parola con cui le persone ci arrivano, non c’è.

Domande frequenti

Come far uscire il tuo sito su Google? Prima di tutto Google deve conoscerlo: un sito nuovo viene trovato e letto di solito nel giro di qualche giorno o di qualche settimana, e con Search Console glielo puoi segnalare. Perché poi compaia nelle ricerche, conta che le sue pagine rispondano alle domande di chi cerca. Conta anche la piattaforma su cui è costruito, per quello che ti lascia fare su Google: ne ho scritto spiegando perché scegliere WordPress.

Come apparire in prima pagina su Google? Nessuno può promettertelo con certezza. Quello che si può fare è scegliere ricerche per cui il tuo sito ha davvero qualcosa da dire e su cui non competi con siti enormi: per una libera professionista sono spesso le ricerche più specifiche, legate al suo mestiere e alla sua città.

Come posizionarsi su Google Maps? Su Google Maps compare la scheda della tua attività, cioè il profilo che Google le dedica, e il sito ci è collegato. Google stesso spiega che il posizionamento locale dipende soprattutto dalla pertinenza con la ricerca, dalla distanza da chi cerca e dall’evidenza, cioè da quanto l’attività è conosciuta.

Come farsi trovare su Google gratis? Il posizionamento che arriva dalle ricerche non si paga a clic, a differenza della pubblicità, e in questo senso è gratuito. Costa però tempo e lavoro, perché le pagine vanno pensate bene e curate negli anni, e cresce piano, nell’arco di mesi.

Come verificare il SEO di un sito? Un primo sguardo te lo dà Search Console, che oltre alle ricerche mostra in che posizione compari. Per capire perché compari lì e non altrove bisogna guardare insieme i testi, la struttura delle pagine e la parte tecnica, ed è quello che faccio quando analizzo un sito.

Come fare SEO nel 2026? Partendo, come sempre, dalle domande di chi cerca. In più, oggi molte persone fanno le stesse domande a un’intelligenza artificiale, che risponde con pezzi di pagine prese dai siti. Le pagine che finiscono lì sono quelle che rispondono subito, e con chiarezza.

Cosa significa “posizionamento nei motori di ricerca”? È il posto in cui una pagina compare fra i risultati quando qualcuno fa una certa ricerca. La stessa pagina può essere terza per una domanda e non comparire affatto per un’altra.

Perché il mio sito non compare su Google? Se non compare nemmeno cercando il suo nome, di solito il motivo è tecnico: Google non l’ha ancora letto, oppure qualcosa nel sito gli chiede di non mostrarlo. Se compare col nome e sparisce con le ricerche di chi non ti conosce, spesso il motivo sono le parole. Ne parlo anche nell’articolo su come trovare clienti online quando il sito c’è già.

Quanto costa posizionare un sito su Google? Dipende da quanto lavoro c’è da fare. Per darti un ordine di grandezza: da me un sito costruito da capo sulle ricerche delle tue clienti parte da 2.400 €, e il check-up di un sito che hai già costa 600 €.

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Irene Di Pascale

Irene Di Pascale

Brand & web designer

Disegno brand e siti per libere professioniste che vogliono farsi trovare senza vivere sui social. Lavoro col Metodo Ampolla™: ascolto, essenza, struttura, presenza.

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